lunedì 13 marzo 2017

Il fantasma e l’orologio a pendolo

Qualche anno fa morì un noto avvocato di Milano. Passato il dolore in famiglia, alquanto numerosa, la vita riprese il suo corso nella grande casa. Lo studio non fu smantellato, ma per desiderio sia della moglie che dei figli già grandi, rimase così come l’aveva lasciato l’estinto. Veniva spesso spolverato e pulito a fondo ogni tanto, così da apparire sempre in ordine, come fosse in attività. Ma dopo qualche tempo avvenne un caso molto strano,  terrorizzante. Mentre la domestica era intenta a pulire la stanza, e precisamente quando era chinata in terra per pulire con uno straccio vicino ad una poltrona, sentì ad un tratto un forte peso sulle spalle come se qualcuno avesse poggiato con forza le mani su di esse. Nello stesso tempo avvertì sulla schiena la vicinanza e il peso di un corpo. Istintivamente la donna alzò il capo, senza riuscire però a sollevare il corpo schiacciato da quel peso estraneo. Una volta sollevata la testa, gli occhi si posarono su un grande specchio di fronte. Nello specchio le apparve riflessa una scena raccapricciante: vide dietro di se uno spettro che pigiava le sue mani sulle sue spalle. Lo spettro, in quell'istante sollevò la mano sinistra portandola in aventi con l'indice proteso. La donna cominciò a urlare, e con uno sforzo sovrumano si liberò dalla stretta e fuggì dalla stanza cadendo stremata nelle braccia della signora che era stata attirata dalle sue grida strazianti. Naturalmente della cosa se ne parlò in famiglia, ma ben presto il tutto fu ritenuto un’allucinazione della domestica, forse suggestionata dalla sacralità dello studio del morto. La cosa sembrava essersi così archiviata, quando un altro fatto venne a turbare la quiete familiare. Questa volta la persona coinvolta fu la stessa moglie dell’avvocato morto. Una sera, la signora, si era seduta su una poltrona dello studio, come qualche volta faceva, per ricordare in solitudine il marito. Ad occhi chiusi ripensava alla loro vita e a tanti fatti tristi e lieti accaduti, quando a un tratto, anch'essa si sentì spingere sulle spalle da due mani sempre con più forza. La donna, in stato di lieve torpore, in un primo momento non si capacitò, ma lentamente la cosa assunse uno stato sempre più reale, fino a che aprì gli occhi e si accorse di essere sveglia. Il peso sulle spalle era ben concreto. Anche’essa allora con scatto alzò la testa e gli occhi si volsero verso il grande specchio. La stessa scena raccapricciante vista dalla domestica si ripeté. Vide riflesso il fantasma con l’indice puntato verso lo specchio. La donna cacciò un urlo, ma non ebbe forza di alzarsi perché subito dopo svenne. La nipote, accorse nella stanza e trovò la zia svenuta sulla poltrona. A questo punto la questione fu presa più seriamente in quanto gli avvenimenti non si potevano più spiegare con la semplice suggestione, perché le persone che avevano avuto la visione erano due, una delle quali la consorte stessa dell’avvocato, donna colta, non così facile a cadere vittima di una suggestione. La questione venne dibattuta dai figli e dalla madre. La visione fu analizzata in tutti i particolari e vennero fuori dei punti che attrassero l’attenzione di tutti. Il fantasma ricordava vagamente il defunto. Inoltre, in ambedue le visioni lo spettro, facendo pressione sulle spalle delle donne, le aveva spinte ad alzare la testa sì da costringerle a volgere gli occhi sul grande specchio dello studio perché potessero vederlo. Non solo, ma il fantasma aveva nelle due circostanze puntato la mano verso lo specchio stesso. Da ciò si poteva dedurre che lo spirito aveva ripetuto gli stessi gesti forse con un fine preciso, come se lo dovessero assolutamente vedere in quella posa. Che cosa significava tutto ciò? Lo spirito aveva qualcosa da dire? Questo sospetto si fece strada tra i membri della famiglia e fu così presa una decisione. Uno dei figli, il secondogenito, si offerse di trascorrere molte ore nello studio dovendosi preparare per un concorso medico, sì da poter essere pronto ad eventuali nuovi segnali spiritici.

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