venerdì 28 aprile 2017

Okiku, la bambola del diavolo

Nella cultura giapponese le bambole sono molto importanti. Ningyo é il nome dato alle bambole, questo nome é composto da due ideogrammi ovvero “nin”, persona e “gyo” forma.
Le bambole per la cultura giapponese possono rappresentare un legame affettivo ed hanno il potere di proteggere i bambini (non a caso il 3 marzo si celebra la festa delle bambole chiamata Hinamatsuri). Secondo la religione scintoista le bambole hanno una loro anima, spesso donatole dal creatore, così, in accordo a questa credenza vi raccontiamo la storia della bambola Okiku.



Nel 1918 Eikichi Suzuki, un ragazzo di 17 anni, visitò la città di Sapporo per una esposizione marina, la Taishō Expo. Comperò una bambola all’interno del Tanuki-koji, uno dei negozi nella via dei souvenir, come regalo per la sua sorella di due anni, Okiku.
La bambina ci giocò ogni giorno e le diede il suo stesso nome, il loro rapporto era diventato inseparabile fino a quando la bambina si ammalò e morì dopo poco tempo a causa di una polmonite aggravata il 24 gennaio 1919. Venne suggerito di inserire la bambola nella tomba della piccola in modo che il distacco dalla vita terrena fosse piú lieve, ma nel trambusto dei preparativi del funerale fu dimenticata.

Pentendosi dell’accaduto la famiglia della piccola mise la bambola sull’altare dedicato alla figlia, ma dopo pochi giorni si accorsero che i capelli della bambola, una volta lunghi fino alle spalle, si stavano allungando giorno per giorno, increduli decisero di fare un test, tagliarono i capelli di Okiku e li misurarono ogni volta, i capelli crebbero veramente. Questo segno per la famiglia della piccola significava che lo spirito inquieto di Okiku era entrato nel “corpo” della bambola.

Nel 1938, Eikichi, l’unico erede della famiglia Suzuki si trasferì a Sakhalin a causa della chiamata alle armi, decise di affidare la bambola ad un sacerdote che se ne prese cura nel tempio Mannenji ad Hokkaid.
Dopo la guerra, per una cerimonia funebre, Eikichi tornò al tempio Mannenji e si stupì nel vedere che i capelli della bambola erano ancora più lunghi.
Ancora oggi la bambola si trova nel tempio di Hokkaido e nonostante le vengano tagliati i capelli periodicamente attraverso una specifica cerimonia ogni mese il ventunesimo giorno, questi continuano a crescere fino a 25 cm di lunghezza, fino alle ginocchia.
La bambola di porcellana é alta 40 cm, ha occhi neri molto intensi e indossa un kimono bianco e rosso, i suoi capelli, prima lunghi fino al mento, adesso vengono tagliati alle ginocchia.
Sono stati effettuati molti test per cercare di capire questo mistero, ma non portarono ad una soluzione.

lunedì 17 aprile 2017

La storia dell'omicidio di Grigorij Elfomovič Rasputin

Mistico russo, divenuto famoso prima per i suoi presunti poteri curativi, e in seguito per i rapporti che lo legarono alla famiglia dello zar e in particolare alla zarina Alessandra, Rasputin godeva di parecchi privilegi e aveva una grandissima influenza presso la corte russa grazie all'incredibile potere di seduzione che esercitava su uomini e donne. Pur essendo un uomo di fede però, Rasputin si dedicava con passione a qualsiasi tipo di vizio: si ubriacava, rubava e correva dietro alle donne che intratteneva anche a gruppi (Rasputin è il soprannome che si guadagnò proprio in quegli anni e, in russo, significa depravato).Il suo potere e la sua vita scellerata gli attirarono il disprezzo della nobiltà russa che organizzò un complicato omicidio per eliminarlo.
Nel 1916, in una fredda notte di dicembre, il principe Felix Jusupov lo invitò a cena nel suo palazzo con la scusa di fargli incontrare la moglie Irina, una delle donne più belle del suo tempo. Rasputin accettò ovviamente con entusiasmo dato che Irina era una delle poche donne che ancora non aveva intrattenuto. Il gruppo formatosi per portare a termine l’operazione comprendeva, oltre a Felix, il cugino dello Zar Gran Duca Dimitrij Pavlovič Romanov, Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, il luogotenente Sukotin e il dottor Lazavert. Il piano era semplice: l’avrebbero avvelenato. Per essere sicuro del risultato Felix aggiunse cianuro ai dolci, al tè e al vino (il madera che il monaco adorava). Rasputin arrivò verso le undici e si tuffò sull’alcol e sul cibo, ingurgitando abbastanza veleno da uccidere sei uomini. Felix mentì dicendo che Irina sarebbe arrivata molto presto e attese accanto a lui che il cianuro facesse effetto, mentre i suoi complici aspettavano al piano di sopra. Alle due del mattino però, il monaco non mostrava alcun segno di avvelenamento, ma solo un evidente stato di ubriachezza. Sgomento, Felix salì al piano di sopra dove trovò i complici terrorizzati di trovarsi di fronte a un essere soprannaturale capace di cenare a base di veleno e accusare poi un semplice bruciore di stomaco.

Si decise di sparare a Rasputin. Sceso nuovamente insieme a Dimitri, Felix sparò colpendo Rasputin nel petto tra lo stomaco ed il fegato per poi risalire al piano di sopra pensando che il monaco sarebbe morto presto dissanguato. Un’ora dopo Felix scese a controllare. Effettivamente Rasputin sembrava morto, ma quando tentò di muoverlo il monaco aprì gli occhi per poi avventarsi contro Jusopov cercando di scappare dal giardino. Rasputin era stato avvelenato, trafitto da una pallottola, lasciato a dissanguarsi per un’ora, eppure il suo cuore continuava a battere.
Allarmato dal rumore, Purishkevich scese al piano inferiore e sparò di nuovo a Rasputin: uno dei proiettili penetrò il rene destro e si conficcò vicino alla spina dorsale, mentre un secondo proiettile lo colpì alla testa. Eppure il monaco ancora strisciava verso il cancello.
Esasperati, i congiurati presero a colpire il monaco con calci e pugni in uno stato di parossismo totale finché questi non smise di muoversi. Fu avvolto in una coperta pesante, legato con una corda e quindi gettato in uno dei pochi punti non congelati del fiume Malaya Nevka.
Il suo cadavere riemerse alcuni giorni dopo e dall'autopsia emersero nuovi sconvolgenti dettagli: nel corpo del monaco non c'era traccia di veleno, ma venne trovata acqua nei polmoni, segno che era ancora vivo quando venne gettato nel fiume.

venerdì 17 marzo 2017

Il fantasma del Teatro Adelphi

Si dice che il Teatro di Londra sia infestato dal fantasma di William Terris, un popolare attore che venne ucciso da un rivale geloso.
L'assassinio avvenne il 16 Dicembre del 1897, durante lo spettacolo Secret Service, un triller che aveva Terris e la sua amante Jessie Milward come protagonisti. Nella produzione un ruolo minore era interpretato dall'attore Richard Arbor Prince, il quale a quanto pare nutriva grande gelosia per il collega Terris. Alla fine Prince si procurò un pugnale, intenzionato a uccidere l'avversario.
La sera del giorno stabilito, Prince si travestì da usciere del teatro e accoltellò a morte Terris mentre camminava in Maiden Lane. L’uomo spirò in modo drammatico nelle braccia del suo assassino, sospirando le parole “Io ritornerò”.
In seguito Prince venne processato per omicidio, ma evitò il carcere dimostrando di essere malato mentale. Trascorse così il resto dei suoi giorni in un istituto speciale, morendo nel 1897 all’età di 71 anni.
La presenza del fantasma di Terris non è stata riportata fino al 1928. In quell’anno un turista, che non era al conoscente della storia di Terris, dichiarò di aver visto una figura maschile vestita con abiti Vittoriani muoversi per Maiden Lane. La figura scomparve all’improvviso, e il testimone la identificò subito come un fantasma. Successivamente il testimone riconobbe nel fantasma la figura di Terris, grazie al confronto con una foto dell’epoca.
Nel 1928 una serie di fenomeni Poltergeist vennero rilevati nel camerino una volta utilizzato da Milward. Una famosa attrice di teatro, conosciuta come June, dichiarò che in quel locale si provava la sensazione di essere avvinghiati da qualcosa e le sedie tremavano all’improvviso, senza motivo. Inoltre la donna raccontò di strani riflessi verdastri che si muovevano all’interno dello specchio, e di forti tonfi contro la porta chiusa del camerino. Successivamente si venne a sapere che Terris aveva l’abitudine, durante gli spettacoli, di bussare con forza contro la porta del camerino di Milward ogni volta che passava per il corridoio.

Nel 1956 il fantasma di Terris venne visto più volte vagare nella metropolitana di Covent Garden, vestito di grigio, con una mantella e guanti bianchi. Il fantasma sembrava divertirsi nello spaventare gli astanti. Un medium condusse una seduta spiritica nella stazione e in trance realizzò un disegno quasi identico ad una fotografia dello stesso Terris.
La luce verdastra venne segnalata anche nel 1962, quando un operaio che lavorava dietro le quinte del teatro la vide volteggiare sul palco. L’entità tirò via le tende, si diresse verso il pubblico e ribaltò violentemente intere file di poltrone.

lunedì 13 marzo 2017

Il fantasma e l’orologio a pendolo

Qualche anno fa morì un noto avvocato di Milano. Passato il dolore in famiglia, alquanto numerosa, la vita riprese il suo corso nella grande casa. Lo studio non fu smantellato, ma per desiderio sia della moglie che dei figli già grandi, rimase così come l’aveva lasciato l’estinto. Veniva spesso spolverato e pulito a fondo ogni tanto, così da apparire sempre in ordine, come fosse in attività. Ma dopo qualche tempo avvenne un caso molto strano,  terrorizzante. Mentre la domestica era intenta a pulire la stanza, e precisamente quando era chinata in terra per pulire con uno straccio vicino ad una poltrona, sentì ad un tratto un forte peso sulle spalle come se qualcuno avesse poggiato con forza le mani su di esse. Nello stesso tempo avvertì sulla schiena la vicinanza e il peso di un corpo. Istintivamente la donna alzò il capo, senza riuscire però a sollevare il corpo schiacciato da quel peso estraneo. Una volta sollevata la testa, gli occhi si posarono su un grande specchio di fronte. Nello specchio le apparve riflessa una scena raccapricciante: vide dietro di se uno spettro che pigiava le sue mani sulle sue spalle. Lo spettro, in quell'istante sollevò la mano sinistra portandola in aventi con l'indice proteso. La donna cominciò a urlare, e con uno sforzo sovrumano si liberò dalla stretta e fuggì dalla stanza cadendo stremata nelle braccia della signora che era stata attirata dalle sue grida strazianti. Naturalmente della cosa se ne parlò in famiglia, ma ben presto il tutto fu ritenuto un’allucinazione della domestica, forse suggestionata dalla sacralità dello studio del morto. La cosa sembrava essersi così archiviata, quando un altro fatto venne a turbare la quiete familiare. Questa volta la persona coinvolta fu la stessa moglie dell’avvocato morto. Una sera, la signora, si era seduta su una poltrona dello studio, come qualche volta faceva, per ricordare in solitudine il marito. Ad occhi chiusi ripensava alla loro vita e a tanti fatti tristi e lieti accaduti, quando a un tratto, anch'essa si sentì spingere sulle spalle da due mani sempre con più forza. La donna, in stato di lieve torpore, in un primo momento non si capacitò, ma lentamente la cosa assunse uno stato sempre più reale, fino a che aprì gli occhi e si accorse di essere sveglia. Il peso sulle spalle era ben concreto. Anche’essa allora con scatto alzò la testa e gli occhi si volsero verso il grande specchio. La stessa scena raccapricciante vista dalla domestica si ripeté. Vide riflesso il fantasma con l’indice puntato verso lo specchio. La donna cacciò un urlo, ma non ebbe forza di alzarsi perché subito dopo svenne. La nipote, accorse nella stanza e trovò la zia svenuta sulla poltrona. A questo punto la questione fu presa più seriamente in quanto gli avvenimenti non si potevano più spiegare con la semplice suggestione, perché le persone che avevano avuto la visione erano due, una delle quali la consorte stessa dell’avvocato, donna colta, non così facile a cadere vittima di una suggestione. La questione venne dibattuta dai figli e dalla madre. La visione fu analizzata in tutti i particolari e vennero fuori dei punti che attrassero l’attenzione di tutti. Il fantasma ricordava vagamente il defunto. Inoltre, in ambedue le visioni lo spettro, facendo pressione sulle spalle delle donne, le aveva spinte ad alzare la testa sì da costringerle a volgere gli occhi sul grande specchio dello studio perché potessero vederlo. Non solo, ma il fantasma aveva nelle due circostanze puntato la mano verso lo specchio stesso. Da ciò si poteva dedurre che lo spirito aveva ripetuto gli stessi gesti forse con un fine preciso, come se lo dovessero assolutamente vedere in quella posa. Che cosa significava tutto ciò? Lo spirito aveva qualcosa da dire? Questo sospetto si fece strada tra i membri della famiglia e fu così presa una decisione. Uno dei figli, il secondogenito, si offerse di trascorrere molte ore nello studio dovendosi preparare per un concorso medico, sì da poter essere pronto ad eventuali nuovi segnali spiritici.

Il caso Einfield

Parliamo di un caso di attività paranormale di poltergeist accaduto tra l'agosto 1977 e il settembre 1978 a Enfield, cittadina a nord di Londra, Inghilterra.
I fatti si svolsero in casa di Peggy Hodgson che viveva con i suoi 4 figli (Margaret, Janet, Pete e Jimmy). In particolare, i fenomeni parevano ruotare intorno a Janet, che aveva allora 11 anni.
I primi a lamentare qualcosa di insolito sono proprio Janet e il fratello Pete (10 anni), che raccontano alla madre di aver sentito i loro letti tremare. La sera seguente si sentono degli strani colpi sulle pareti, e in seguito la stessa Peggy Hodgson, all'inizio estremamente scettica, vede un grosso cesto di biancheria scivolare lungo il pavimento senza essere toccato da nessuno. Terrorizzata, la signora Hodgson chiama la polizia ad ispezionare la casa. Mentre i poliziotti effettuano la perlustrazione, si sentono una serie di colpi di origine ignota e una sedia inizia a muoversi da sola. Nei giorni seguenti, mentre Peggy Hodgson cerca invano qualcuno in grado di aiutarla (vengono contattati esponenti del clero, medium e infine anche la stampa), i fenomeni si intensificano: gli oggetti più disparati (giocattoli, biglie, ecc.) cominciano a muoversi e a colpire i membri della famiglia, rivelandosi bollenti una volta tornati immobili. Due giornalisti del Daily Mirror riescono a vedere alcuni mattoncini di Lego spostarsi e fluttuare in aria, e uno di loro viene addirittura colpito sul viso da uno di essi mentre cerca di fotografare l'incredibile fenomeno.
Come accennato, gli incidenti si incentrava in particolar modo intorno alla piccola Janet. Una strana forza sembra strapparle di dosso le coperte e i cuscini mentre è a letto, e a volte la spinge e la strattona con violenza. Nel dicembre 1977 vengono riportati i fenomeni di levitazione. Anche se le numerose fotografie scattate a distanza da due ricercatori vengono etichettate come prova di una messinscena (il corpo di Janet è in tensione, come durante un salto), due differenti testimoni raccontano di aver visto levitare la ragazzina ed alcuni giocattoli attraverso la finestra.
A un certo punto, dalla gola di Janet cominciano a provenire degli strani suoni che si trasformarono in una vera e propria voce che dialoga con i presenti. Secondo un ventriloquo è stata la stessa Janet a produrre la voce, è tuttavia certamente insolito il fatto che la ragazzina riesca a parlare speditamente in quel modo, talvolta anche per due ore consecutive, senza riportare la benché minima infiammazione della laringe né alterazioni vocali di alcun genere.
La voce rivela di essere il fantasma di Bill Wilkins, un tempo inquilino della casa di Green Street. “Sono diventato cieco, poi ho avuto un’emorragia, mi sono addormentato e sono morto su una sedia in un angolo al piano di sotto”, dice la voce di Bill. A distanza di poche settimane Terry Wilkins, figlio di Bill, conferma la veridicità dei fatti.
Dopo quasi due anni i fenomeni si attenuano rapidamente e infine cessano del tutto. La maggior parte dei testimoni oculari si dichiara convinta della natura paranormale della vicenda, altri ovviamente sollevano delle forti perplessità a riguardo. Quello che si sa, è che questi eventi sono tuttora caso di controversia.

lunedì 13 febbraio 2017

La Wilson Hall e il mistero della camera 428

Nella zona periferica della città sorge la Ohio University, uno dei più importanti college dello Stato.
Fondata nel 1804, nei suoi oltre 200 anni di storia ha accolto migliaia di studenti, espandendosi progressivamente per far posto a nuovi edifici. Fra questi, la Wilson Hall. A molti di voi non sarà familiare, ma questa opulenta costruzione è considerata uno dei luoghi più infestati degli Stati Uniti. Pare infatti sorga al centro di un enorme pentacolo, le cui punte toccano quelli che un tempo erano cinque antichi cimiteri indiani. È vero, l’intera zona dei monti Appalachi è ricca di luoghi di sepoltura e di tradizioni…
Ma la precisa ubicazione della Wilson Hall rivela molto di più.
Già i nativi americani, infatti, consideravano quella zona un luogo estremamente ricco di energie. Alcuni studiosi sostengono che la posizione dei cinque cimiteri fosse strategica: essi, cioè, servivano a delimitare una sorta di perimetro entro cui potevano essere imprigionate le forze più nefaste. Si tratta soltanto di superstizioni, di miti?
È impossibile rispondere univocamente a questa domanda. Quel che è certo, però, è che esiste una leggenda legata alla Wilson Hall.
Gli studenti del campus, da generazioni, narrano che un ragazzo morì nel dormitorio intorno alla fine degli anni ’70. Le circostanze del decesso non furono mai chiarite, ma nel corso degli anni la sua presenza si fece sentire in più occasioni. Il centro dell’attività era, in particolare, legato alla stanza di quello studente: la camera 428.
Oggi è stata definitivamente chiusa e resa inagibile dal personale dell’università. Tuttavia, chi ha dormito nella stanza 428 ha raccontato di strani rumori durante la notte, di passi cadenzati davanti alla finestra, di oggetti che si spostano da soli. Si dice persino che, negli anni ’90, una ragazza finì col suicidarsi gettandosi dalla finestra, dopo aver ripetutamente espresso le sue paure nei confronti “delle mani che non mi fanno dormire”. Uno studente del primo anno, invece, ricorda come il suo compagno di stanza fosse solito svolgere riti esoterici all’interno della camera: almeno finché, un giorno, non venne ritrovato in stato confusionale nel corridoio. La stanza era sottosopra e il ragazzo non ricordava cosa fosse accaduto.
Si tratta di leggende metropolitane oppure c’è un fondo di verità? Quale che sia la risposta, ciò non toglie che le voci riguardanti la Wilson Hall abbiano contribuito a rendere la Ohio University una delle cinque università più infestate al mondo.

lunedì 6 febbraio 2017

Veronica Cybo

Veronica nasce nel 1611 a Massa di Lunigiana da una famiglia nobile e molto potente. Si dice che non fosse particolarmente bella e che il suo carattere non fosse dei migliori, ma a quei tempi i matrimoni erano combinati e così venne data in moglie a Iacopo Salvati, consigliere del granduca Ferdinando II.
Il marito era però un donnaiolo e, come spesso accadeva a quei tempi, frequentava altre donne.
Frequentava anche locali per soli uomini ed è proprio mentre si trova in uno di questi che nota una bellissima ragazza che vive in una casa poco distante.
Lei è Caterina Canacci (o, con il nome da nubile, Caterina Brogi), bella ventenne sposata con un uomo di 50 anni più vecchio. Fra i due scocca la scintilla e cominciano una relazione.
Veronica scopre la tresca e, furiosa, medita vendetta. Prima avverte la rivale in amore dopo averla incontrata nella chiesa di San Pier Maggiore, ma quando questa le ride in faccia davanti a tutti, Caterina sa esattamente cosa fare.



L'omicidio di Caterina Canacci

Veronica vuole Caterina morta e cerca di avvelenarla, ma fallisce nel tentativo. Assolda quindi dei sicari e ottiene la collaborazione del figliastro di Caterina, Bartolomeo.
Bartolomeo, insieme ai sicari, va a casa della matrigna. Ad aprire la porta è la serva che, riconoscendolo, lo lascia entrare.
Appena varcata la soglia Bartolomeo uccide Caterina e poi una serva che aveva assistito al delitto, facendo a pezzi entrambi i corpi.
I pezzi dei cadaveri furono sparsi per Firenze: parte in un pozzo, parte nelle fognature e il resto nell’Arno. Tranne la testa di Caterina.
La testa della giovane viene messa in una cesta, che viene poi recapitata a Iacopo. Inorridito cerca subito i colpevoli, sapendo però che la mandante è stata sua moglie.
Bartolomeo e i fratelli vengono catturati e messi sotto tortura. L’uomo confesserà e verrà condannato a morte, venendo decapitato davanti al Bargello, mentre i complici saranno condannati al carcere.
Veronica fa parte di una famiglia troppo potente e non viene arrestata, ma sceglie l’esilio volontario nella Villa San Cerbone, che oggi è l’ospedale Serristori di Figline Valdarno.

Il fantasma di Veronica Cybo

Si dice che il fantasma di Veronica infesti l’ospedale e molti pazienti e infermieri giurano di avere visto la figura di una donna vestita di bianco che sparisce poco dopo essere vista.
Durante dei lavori è persino apparsa una strana orma su un muro appena ridipinto e la gente del posto non ha dubbi: è stata Veronica a lasciarla.
Il suo spirito si manifesta soprattutto durante i mesi estivi e nei giorni dopo Natale, preferendo l’ala più antica del palazzo, corrispondente agli uffici amministrativi. Nell’ospedale è persino presente una targa commemorativa.

lunedì 23 gennaio 2017

La leggenda di Azzurrina


A Poggio Torriana, in Provincia di Rimini, è ormai famoso l’antico, quanto suggestivo, castello di Montebello. Tra le sue mura sembrerebbe si aggiri il fantasma di Azzurrina, figlia del feudatario Ugolinuccio (o Uguccione) scomparsa in circostanze misteriose.
Secondo la storia, la bambina era affetta da albinismo e, dal momento che si credeva che ciò fosse collegato a un qualche evento di natura diabolica, la madre era solita tingerle i capelli ottenendo però scarsi risultati; la tintura, infatti, fatta con pigmenti naturali, era molto volatile e aveva dato ai capelli della piccola un riflesso azzurro.
A causa del suo particolare aspetto, la bambina quindi restava rinchiusa nel castello, lontano dalle dicerie della gente, ove era sempre sorvegliata da due guardie; fu proprio mentre giocava nel castello che il 21 giugno del 1375, Azzurrina scomparve.
Secondo la ricostruzione delle due guardie, la piccola, nell’intento di recuperare la palla rotolata giù per le scale, cadde all’interno della ghiacciaia sotterranea ed essi, dopo aver sentito un urlo, accorsero immediatamente nel locale; tuttavia, non trovarono nessuna traccia della bambina e da allora il suo corpo non fu mai più ritrovato.
Si dice che il suo fantasma si aggiri nel castello e che faccia maggiormente sentire la sua presenza ogni cinque anni, in concomitanza con il solstizio d’estate.
La prima registrazione di un fenomeno insolito ed inspiegabile risale al 1990: in essa, infatti, si udirebbe un pianto.
Inutile dire che dal quel momento in poi, il castello è diventato uno dei luoghi più frequentati dai ricercatori e parapsicologi che intendono studiare a fondo il caso, grazie anche alle sofisticate apparecchiature di oggigiorno. Le registrazioni finora effettuate vengono fatte sentire ai visitatori proprio al termine della visita guidata.
A giugno 2010 la sensitiva Grazia Maria Gregori ha filmato un video dove il presunto fantasma di Azzurrina si mostra in alcuni frame.
Tuttavia, è bene ricordare che la storia di Azzurrina potrebbe trattarsi solo di una leggenda tramandata nel tempo, in quanto non esistono documenti ufficiali che ne verifichino la sua reale esistenza.
Si vocifera che esisterebbe un fantomatico documento, conservato nel castello stesso, scritto da un parroco, che ne confermi la veridicità della storia ma nessuno ha mai avuto modo di leggerlo.

Villa Magnoni

Avvicinandosi alle rovine di Villa Magnoni, si noterà una particolarità singolare: le finestre sono tutte sbarrate, tranne una. Questa precauzione venne presa negli anni ’80, dopo che un gruppo di giovani decisero di avventurarsi nell'edificio. I ragazzi erano piuttosto scettici, ma dovettero ricredersi: nel cortile, udirono infatti un coro di bambini cantare una specie di nenia, seguiti dalla voce di una donna che li intimava ad andarsene. Il gruppo, spaventato, guardò in alto verso una delle finestre e vide un’anziana donna affacciata, con lo sguardo minaccioso. I ragazzi scapparono senza nemmeno entrare nella villa.
Negli anni seguenti, morirono tutti – tranne uno – a causa di svariati incidenti. Da allora, le autorità locali decisero di sbarrare le finestre, forse per superstizione. La sola finestra ancora oggi aperta è quella di una stanza incessabile a causa del pavimento franato. La stessa stanza in cui il superstite giura di aver visto l’anziana donna.